Questo blog è un libro con un prologo ed infinite pagine da riempire. Non c'è un principio e non c'è una fine, a meno che qualcuno non ci aiuti a continuarla. Tutto comincia a Londra, nel novembre del 1951. Ci sono sei personaggi. Tutto il resto è ancora da scrivere. A partire da quella data il futuro è nelle mani di chi scrive, ed ogni cosa può accadere. Indipendentemente da qualunque libro di storia che abbiate mai letto.


Chi siamo

Siamo sei studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione di Padova, questo progetto nasce in vista della prova d'esame del corso di Teorie e Tecniche dei Nuovi Media tenuto dal professor Ugo Guidolin.
Aiutateci! E' nato il podcast del London Project!! Cos'è un podcast? Un podcast è un archivio di contenuti multimediali di tipo audio che hanno la caratteristica di poter essere fruiti in qualsiasi momento, poiché sono pubblicati su un sito internet. Usare il podcasting è un po' come essere abbonati a una rivista: i contenuti arrivano direttamente nel computer e lì restano a disposizione, per essere ascoltati o copiati in un lettore portatile.

Anche noi del London Project abbiamo pensato di utilizzare questa possibilità. Per il momento il nostro archivio è ancora in costruzione, ma metteremo online gli altri post al più presto, nel frattempo ascoltateci su


Ultimi files aggiunti:
- Un viaggio importante.[Henri Gauchet]
- Un'insolita nottata.[Henri Gauchet]
- I rintocchi del Big Ben [Roman L Mesovic]
- Il momento della verità [Henri Gauchet]
- 14 Ottobre 1951 [Henri Gauchet]
- 23 Ottobre 1951 [Henri Gauchet]
- La svolta imminente [Henri Gauchet]
- Un fucile ed una Dea [Roman L Mesovic]
- a thankless task - pt.2 [Marlene Carstairs]
-
Vodka, nani e avvocati [Roman L Mesovic]
- Roman a Londra...[Roman L Mesovic]
- Finalmente insieme [Henri Gauchet]
- k216, terzo movimento [Marlene Carstairs]
- 1951 [Marlene Carstairs]
- Roman cerca casa [Roman L Mesovic] Questa è una tagboard, naturalmente, e serve per le domande veloci, i commenti sul progetto e qualsiasi altra questione attinente al blog stesso. 1) 1) Le iscrizioni sono di nuovo APERTE, per iscrivervi potete usare l'apposito form da poco inserito.

2) Basta inviare una breve descrizione del personaggio che si intende interpretare. Esso verrà poi accettato nel caso in cui le iscrizioni siano ancora aperte, e non violi alcun punto del regolamento.

3) Nel caso in cui vi sia un sovraccarico di iscrizioni, gli indici di gradimento possono servire allo scopo di selezionare i personaggi più interessanti e meglio sviluppati.

4) E' concesso interpretare personaggi realmente esistiti nell'epoca di riferimento (1951), purché essi siano gestiti con un tocco personale e siano coerenti con la vicenda.

5) Non è possibile sfidare con il proprio personaggio le leggi della fisica.

6) Ogni personaggio può sviluppare la propria vicenda personale attraverso la pubblicazione di post, che non contrastino né contraddicano ciò che è accaduto nei post precedenti.

7) E' concesso interagire con gli altri personaggi all'interno dei propri post, purchè non ne venga stravolto il carattere, la vicenda personale e quant'altro. Per cambiamenti consistenti (viaggi, storie d'amore ecc) è necessario accordarsi con il proprietario del personaggio coinvolto tramite gli mp di splinder o altri mezzi.

8) Non è possibile uccidere il personaggio di un altro utente, a meno che ciò non sia stato precedentemente concordato con il proprietario del personaggio per motivi di abbandono.

9) Sono severamente vietati il turpiloquio pesante, le offese di tipo personale, etnico, religioso o inerenti alla fede politica. Chi non rispetta queste condizioni verrà definitivamente bannato.

10) E' vietata la violazione di qualunque legge dello Stato Italiano, in particolar modo la pubblicazione o il riferimento a materiale pedopornografico.

11) In caso di assenza prolungata o qualora venga concordato l'abbandono del blog da parte di un utente, il suo personaggio verrà eliminato dalla vicenda o tramite un ultimo post dell'utente in questione, o da parte di qualche altro partecipante.

12) Sono concesse le immagini all'interno dei post, con opportune limitazioni di peso e di inerenza al contenuto del post.

13) Il racconto avviene in terza persona ed al passato remoto, esclusi eventuali brani di diari, lettere ed altro.


Per qualunque dubbio o ulteriore informazione non esitate a contattarci!



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Penso che non ci sia nient'altro, e assicuro che il tutto è più difficile a dirsi che a farsi.


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[giovedì, marzo 22]

Niente come prima

- "Porca puttana! Porca puttana! Porca di quella puttana che non sono io...!!!"- La festa del Piorrea era ormai agli sgoccioli e i fuochi d'artificio, come presagito, non erano mancati... - "Che casino!! E adesso che faccio? Vado dal giornalista? Bella idea della minchia, così poi oltre a me ammazzano anche lui... Mi rinchiudo in casa? Scappo dalla città? "-. Alle prime luci dell'alba Luana percorreva con passo sostenuto e agitato le vie deserte della squallida Londra senza una direzione precisa, voleva solo allontanarsi da quella casa dove aveva passato la notte. Credeva di lavorare invece è accaduto l'imprevisto, l'imprevedibile. "Da dove caspita viene fuori 'sto vecchio Sheringam? E questo suo figlio che vuole? Con tutto quello che Billy ha fatto per lui quando era ragazzo...- e, in preda al delirio, continuava - E poi non siamo mica in una monarchia, i figli incompetenti succedono ai padri per filiazione...". Fattostà che Piorrea quella sera si era davvero tagliato le mani da solo, organizzando nella sua stessa dimora il teatro di un ribaltamento al potere epocale per la storia del clan. Nulla era ancora stabilito ma la scomparsa improvvisa di Jonny Munafò rende il tutto evidente, un messaggio che non lascia vie di scampo...lo hanno trovato cadavere di lì a poco lungo gli argini del Tamigi. E Luana, rimasta senza difese, se ne andava da quella festa dopo aver visto cose che non doveva vedere e aver capito cose che non doveva capire. E gli altri sanno che lei sa... e quasi sicuramente la stanno cercando... e come se non bastasse la cercano anche altri due infiltrati con fare sospetto che non si sa da dove vengano fuori, non si conosce la loro appartenenza, rimasto impresso è solo quel loro accento mezzo italiano.... Lei è scappata da tutti e tutti la cercano.... da quella notte niene sarà più come prima!!

scritto da Luana40
11:25 / p-link / luana crounch / commenti (3)

[giovedì, febbraio 08]

Tanto Silenzio per nulla...

 

Luce...Luce...Ombra...Luce...Ombra...Ombra...cigolio di un'insegna...risate...dietrofront

Toc...toctoc...toc...inizia a piovere...sbatte una porta e poi silenzio...Ombra...LuceOmbra...Ombra...dietrofront...

Basta! non ne poteva più! erano passati due mesi insomma, non poteva durare ancora per molto questa vita! ne era certo. sarebbe finita di lì a poco la vita reclusa di Giorgio. Eccolo lì, il grande e responsabile Giorgio Maria de Lorenzo! buttato su di un letto sfatto come uno straccio da cucina in un cesto di panni sporchi. Arrabbiato, sfinito, abbattuto. Non vedeva l'ora di fare...di fare...di fare qualsiasi cosa! E invece niente. Se ne stava lì, rinchiuso in una stanza d'albergo costruito solo per essere dimenticato da tutto e tutti. Un edificio fra gli altri, messo lì solo per riempire un buco, uno spazio vuoto che altrimenti sì si sarebbe fatto notare. Ecco, ecco la soluzione. forse...forse sarebbe dovuto morire per farsi notare, sparire per sempre per farsi vedere. Ma...ma non diciamo sciocchezze! morire adesso non avrebbe alcun senso. Se se ne stava ancora nascosto in quel buco di culo di posto era proprio per non finire morto ammazzato. Decise di alzarsi dal letto e guardarsi allo specchio del piccolo bagno allagato, dotazione di lusso offerta a tutti i clienti dell' "intrepida Volpe". Mai nome fu più azzeccato. Barba sfatta, capeli sfatti, faccia sfatta. Del buon vecchio Giorgio, espressione aperta e simpatica, ideale per la sua professione, non c'era nemmeno l'ombra. Lo specchio, nonostante le chiazze verdognole di dentifricio e le macchie biancastre di sapove, riusciva a proporre ai possibili spettatori l'immagine di un uomo tormentato e strapazzato. Ecco come si era ridotto ora Giorgio. Uno spaventapasseri ambulante. Ma non sarebbe durato per molto. continuava a ripeterselo come un mantra rassicurante. e inqueitante. perchè ormai ne era certo, una volta messo in moto ciò che aveva in mente, tutto avrebbe iniziato a muoversi, a rotolare...effetto valanga...effetto caos...un soffio, un battito d'ali dall'altra parte del mondo e poi si sarebbe trovato su un'onda di millemetri con una barchetta fraaagilefragile...e sarebbe toccato a lui riuscire a governarla...strana idea questa...si, era sconvolto...sragionava... però, sta cosa dell'onda...vabbè, insomma, doveva restare calmo e ragionare. pulire la lavagna e andare per ordine. anzi, dato che c'era, poteva pure pulire lo specchio. e così fece. poi, aprì l'acqua calda, torrente di lava, e si fece la barba. questo serviva a calmarlo. e a riempire lo specchio di vapore.

Ci mise un bel po' a farsi la barba. Chiuso in quel piccolo bagno, che ormai si era tramutato nella sua personale sauna domestica, ora sarebbe riuscito a mettere in ordine le idee. E così fece, usando lo specchio come una piccola lavagna segnò i fatti principali che avevano sconvolto le ultime settimane...

Per prima cosa Luana. era diventata una delle sue principali fonti. questo di certo non lo insegnano nelle scuole d giornalismo, ma in alcune redazioni si. Se vuoi delle informazioni di un certo livello, vattele a cercare nei posti più improbabili e "sporchi". E Luana era saltata fuori molto tempo addietro. Ora aveva le mani in pasto in ambienti molto poco raccomandabili. e non solo le mani. Ma non perdiamo il filo del discorso. Luana e le sue informazioni. da lì era partito tutto. e tutto sarebbe finito probabilmente. La stava aspettando, di ritorno dalla festa del Piorrea.

Il Piorrea, Gambino, Bridge...che casino che stava per scoppiare...e lui per ora aveva annusato gran parte della polvere da sparo, pronta a far saltare tutti a gambe all'aria, a far rivoltare Londra dalle fondamenta...a far crollare le poche cose che i bombardamenti avevano deciso di far restare con immensa clemenza. Ma in fondo in fondo, l'uomo non è mai così clemente...

Alberto. Alberto per ora era al sicuro, e lo stava aiutando. e questo non lo lasciava di certo al sicuro, anzi. Era stata una mossa abbastanza incoscente, egoista e...disperata. Giorgio aveva paura, aveva bisogno di aiuto....e Alberto era lì. Ed era sano, non ancora corrotto da tutta quella gentaglia marcia che stava mangiando, giorno dopo giorno, tutta la credibilità di quella città. Alberto era ancora pulito. o almeno così sembrava...così sperava...

Poi c'era Polster. e c'era rimaneva il termine più adatto. Fatto fuori perchè non parlasse. il guaio era che Polster in realtà aveva già parlato. Di certo non con la polizia o con la corte di un tribunale. Non aveva fatto in tempo. Ma con lui si. Con Giorgio si. e proprio pochi minuti prima di esse fatto fuori. Ecco cosa lo preoccupava maggiormente. Chi aveva fatto fuori Polster poteva essere pure sulle sue tracce. O forse no. ma sicuramente dopo l'articolo che stava preparando non sarebbe stato per molto al sicuro.

Come Dok, ultimo ma non ultimo. Pure lui doveva sapere qualcosa, doveva sapere molto più di quel che lasciava trasparire nei suoi folli articoli. E questo non lo avrebbe portato molto lontano. avrebbe dovuto parlare pure con lui. e sperava di riuscire a farlo prima che altri lo facessere star zitto per molto molto tempo...

Il vapore lentamente stava uscendo dalla stanza, ma Giorgio decise di restare lì dentro ancora...non aveva nessuna fretta...stava aspettando...aspettando Luana...forse stava aspettando pure una pallottola... rimase lì a pensare...non era l'unico ad aspettare in quel momento...c'era pure Silvia...silvia...

Si guardò allo specchio, le goccie di vapore scendevano lentamente a cancellare i suoi strampalati appunti e intanto, perse nel tempo, altre goccie scendevano, tristi, nello specchio...ma erano solo riflesse, erano soltanto goccie riflesse... toc... toc...toc...continuava a gocciolare...come se tutte le goccie del mondo, quella notte,  si fossero date appuntamento all'intrepida volpe...E tutto questo silenzio...per nulla.

scritto da Zorrobobo
17:54 / p-link / giorgio maria de lorenzo / commenti (3)

[venerdì, febbraio 02]

Normale routine

Erano quasi le dieci del mattino e Vito si trovava in macchina con il fratello Sonny e Andy perché il boss aveva assegnato loro un paio di lavoretti da sbrigare.

La radio passava un pezzo jazz e Vito guardava tranquillo fuori dal finestrino. Ancora ripensava alla faccenda di Billy Piorrea, visto che due dei ragazzi infiltrati alla sua festa avevano confermato la voce di una lotta all’interno del clan per riportare al potere il figlio del vecchio Sheringam, ex-capo del clan a discapito di Billy Piorrea.

I suoi pensieri vennero destati dalla voce proveniente dal sedile posteriore dell’auto, ed era quella di Andy:

 <<Vito ma che dobbiamo fare stamattina? Non mi ricordo…>>

 

<<Il tuo cervello si è rammollito a furia di correre appresso a quella bionda. Spero almeno tu non le parli dei  nostri affari. Lo sai che non si deve mai dire ad una persona estranea alla famiglia quello che c’hai in testa.>>

 

<<Eh ma tanto non c’ha mica niente quello nella testa!>>

 

<<Tu Sonny pensa a guidare che due cose contemporaneamente mica ti riescono. Comunque posso sapere dove siamo diretti? Sarà mica un party a sorpresa?>

 

<<Stamattina abbiamo un nuovo amico da andare a trovare. Un certo Moe Greene che ha appena aperto un ristorante sulla ventitreesima e non gli abbiamo mai fatto visita.>> gli rispose Vito.

 

<<Bene, perché mi era venuta pure fame. E poi che ci tocca?>>

 

<<Poi nel pomeriggio dobbiamo andare a fare due chiacchere con il proprietario del Casinò Royal per sentire se ha intenzione di vendere la sua quota del casinò che passerebbe così interamente nelle mani della nostra famiglia.>>

 

 <<Vito, il proprietario del Casinò Royal? Ma io avevo sentito che va matto per quel lavoro, nessuno ha mai sentito dire abbia voglia di vendere.>>

 

<<Don Gaetano ha detto di fargli un offerta che non potrà rifiutare.>>

 

<<Ok, andiamo a lavorare va.>>

 

Entrati nel ristorante, i tre si guardarono un po’ in giro, chiesero del proprietario e lo raggiunsero in cucina tra l’imbarazzo e il timore degl’inservienti.

Andy si posizionò alle spalle dell’uomo e Sonny si mise a parlare con Greene mentre Vito dava un occhio che non succedesse attorno nulla di strano.

Il proprietario, un uomo sulla cinquantina di media statura, li guardava terrorizzato, non sapendo il motivo della visita. Era da solo con loro. Non aveva comunque via di scampo.

 

<<Ragazzi io non ho fatto nulla di male! Che volete da me?>>

 

<<Caro Moe, non avere paura siamo venuti solamente a portarti i saluti da parte di Don Gaetano.>>

 

L’uomo non sapeva che dire, cominciò a balbettare qualcosa ma Sonny continuò la sua parte.

 

<<Vedi Moe, ti propone un’offerta che riteniamo sia conveniente tu accettassi.>>

 

L’uomo li guardava sospettoso.

 

<<Don Gaetano ti offre la sua amicizia. Come ben sai, il tuo ristorante è nel suo territorio.

E se è nel suo territorio, dov’è il suo guadagno? Dovresti pensarci bene, perché la sua amicizia da queste parti può vuol dir molto: un commercio avviato, una vita sicura per te e per la tua famiglia, polizia che ti protegge, giustizia nei tribunali... E poi, se per caso un onest'uomo come te si trovasse dei nemici, quelli diventerebbero nemici suoi… Capisci che intendo eh?>>

 

Greene capì con chi aveva a che fare, si rese subito conto che reagire non avrebbe avuto alcun senso e di non avere scelta che sottostare al loro volere.

Provò a rispondere cercando di sviare il discorso tirando fuori  banale scusa ma Vito lo bloccò immediatamente.

 

<<Pensa che cattivo odore se qui andasse tutto a fuoco…non vorrai di certo finisca tutto in cenere…sarebbe  un peccato. Rifiuta l’offerta e sarà visto come un tradimento per Don Gaetano, il suo nome e il suo onore. E a lui non piacciono molto i traditori.

Accetta e sarà visto come un gesto di stima e di rispetto da tutta la sua famiglia, e per questo sarai stimato e rispettato non solo da noi.>>

 

Così, una volta accordatisi sul prezzo mensile che doveva sborsare, il loro compito lì era finito.

Si guardarono tra loro e fatto segno era tutto a posto si diressero verso l’uscita.

 

<<Portate i miei umili saluti a Don Gaetano>> disse l’uomo in parte sollevato dalla fine della visita.

 

<<Prima di andarcene Moe, ti vorrei chiedere un’ultima cosa>> gli fece Andy.

 

Vito e Sonny si guardarono perché avevano già capito.

 

<<Certo disse l’uomo improvvisamente sorpreso e nuovamente preoccupato.>>

 

<<Dimmi, ci vivi abbastanza in famiglia?>>

 

<<Io? Beh, sì, io sì…direi di sì…>> disse l’uomo con un filo di voce che non nascondeva il suo timore per un inganno.

 

<<Bravo Moe, perché un uomo che sta troppo poco con la famiglia non sarà mai un vero uomo. Tienilo a mente.>>

 

E dicendo questo prese una coscia di pollo calda da una pentola e si diresse con aria fiera insieme ai due compagni  verso l’uscita.

Mentre camminavano sul marciapiede che li riportava alla macchina, Andy fece una pausa dalla sua coscia di pollo per una personale considerazione.

 

<<Minchia però ragazzi, come la dico sta frase finale non la dice nessuno.>>

 

Vito e Sonny si guardarono e non riuscirono a non farsi una bella risata.

 

scritto da vitantonio
15:18 / p-link / / commenti (7)

[mercoledì, gennaio 31]

The Old Vic

e sorridendo si avvicinò di più al ragazzo appoggiando la testa sulle sue spalle...
camminarono abbracciati senza parlare stupiti quasi che il fumo dei loro respiri si confondesse in uno
e che gli stessi lampioni riflettessero ora due ombre in  una sola.
da quanto tempo non succedeva? da quanto tempo non si sentivano così?...innamorati?
no no, non così, non era possibile, non subito, non così, no! ma...
erano felici e nessuna parola poteva descrivere l'estasi di quei momenti dove tutto sembra perfetto,
era perfetto, il futuro non spaventava, niente più spaventava ora!
"hai detto che ti piacerebbe sentirmi suonare?"
Emily distese il volto in un sorriso radioso e scosse la testolina in un sì
"conosci il teatro "old vic"?" chiese William
"quello che hanno appena restaurato e aperto?" ribattè Emily
"quello quello" esultò il ragazzo e fermatosi le appoggio un bacio sulla fronte. proseguì
"domani sera suono lì e voglio che tu ci sia! non puoi dirmi di no!"
"ALL'OLD VIC??? ma, devo comprarmi un vestito, delle scarpe, insomma, non puoi chiedermi.."
lui le sfiorò le labbra con un dito in segno di tacere "ssst..."
"andrà benissimo questo, fidati, anzi, ti faccio cacciare se non metti questa camicetta!"
disse con sguardo furbo il ragazzo...
"...c'è qualcosa che non mi vuoi dire" e con un leggero pugno colpì il ragazzo "ma mi fido di te"
" mi piace stare con te, sono felice di averti incontrata"
e riflettondo il sorriso dell'uno negli occhi dell'altra
proseguirono fino al portone di lei ancora parlando, ancora ridendo, ancora accoccolandosi...

scritto da blur747
23:00 / p-link / william cosworth / commenti (7)

[domenica, gennaio 28]

L'appuntamento

Emily e William erano seduti uno di fronte all'altra ad un tavolo di un ristorante molto carino. La luce era soffusa e in sottofondo suonava una musica dolce mista al tintinnio di posate e bicchieri. Avevano appena ordinato la cena ed Emily si stava sistemando la camicetta azzurra, quando il ragazzo disse:

- E' molto bella la tua camicia... ehm volevo dire che ti sta bene, che si intona perfettamente con i tuoi occhi -

- Grazie! - rispose la ragazza sorridendo. Poi per evitare di cadere in un silenzio alquanto imbarazzante, disse:

- Mi piacerebbe tanto sentirti suonare, molti miei clienti mi hanno detto che sei molto bravo -

- Sai che volevo proprio chiederti di ascoltare il mio ultimo brano? Sono sicuro che la tua opinione mi aiuterebbe! -

Tra un piatto e l'altro i due ragazzi continuarono a parlare. Emily era molto colpita: non pensava di riuscire a instaurare un rapporto così spontaneo con William. Parlavano come se si conoscessero da anni, con una complicità sorprendente. Lui le parlò della musica, dei problemi che aveva sul lavoro, lei le parlò del negozio e della scomparsa di sua sorella Rosemary.

Alla fine della cena uscirono dal ristorante e decisero di fare una passeggiata, sebbene fosse una serata molto fredda. Dopo alcuni minuti di cammino si sedettero su una panchina e mentre osservavano il parco in silenzio, William prese le mani di Emily e disse:

- Hai freddo? -

- Un pò.. - rispose lei, e sorridendo si avvicinò di più al ragazzo appoggiando la testa sulle sue spalle..

scritto da EmilyJones
10:01 / p-link / emily jones / commenti (8)

[domenica, gennaio 14]

Notte senza luce, nemmeno la più debole luce a confortare questa notte. I corvi urlano, ma forse sono cani o chissà cosa. Incubi forse. Maledetti incubi neri. Lucy era cosi, era cosi... non so piu nemmeno com' era. Le mura di questa cella sono fredde come il suo corpo.
Edgar si levò nel buio della prigione accompagnato dal russare incessante e ritmico di altri disperati. La sentenza del giudice lo aveva dichiarato colpevole. Ergastolo. Uno dei tanti errori. Edgar non aveva avuto nemmeno la forza di protestare, di dichiarare la sua inutile innocenza. Lui aveva ucciso Lucy Atheling.
Ed ora è perso dentro al vuoto . Si guardò intorno ed ebbe voglia di piangere ma anche ora, in questo momento, volle conservare la dignità e l'onore.
"Lucy" mormorò senza convinzione, ormai rassegnato. Un nome, un errore della natura, un tradimento.
Devo fare presto. Prima dell'alba, prima che sorga il sole a scaldare ancora il mio corpo. Ora nella notte più nera sono finalmente cosciente di ciò che devo fare, perchè tutti in fondo ragionano solo di notte.

Edgar guardò per l'ultima volta la sua cella. Poi prese la cintura dei suoi pantaloni e la dispose a forma di cappio. E poi finalmente, il silenzio.

scritto da quintusred
07:40 / p-link / sir edgar atheling / commenti (9)

[lunedì, gennaio 08]

bergenia crassifolia

"Capisco! Controllerò la mia agenda e ti farò sapere....
...ma dannata miseria William che diavolo di risposta è????? un sì, ne sarei felicissimo  pareva brutto?"
Era corso fuori dalla pasticceria a testa bassa come un toro, confuso, adirato con sè stesso e non si accorse nemmeno di urtare una signora piena di pacchi della spesa facendo esplodere il loro contenuto sul marciapiede. Si perse perfino le colorite offese.
"Sempre così quando una mi piace" sbuffò ora triste "..ma questa volta non me la lascio sfuggire!"
Passò tutta la giornata a pensare a un bel ristorante, il denaro non gli mancava quindi aveva un'ampia scelta...ma non voleva nemmeno fare lo splendido e mettersi in mostra come un fighetto danaroso...e come si doveva vestire? Da appuntamento o da semplice uscita informale? Portare un fiore? Un regalo? "Quanti problemi ti fai William? Sai mica cotto di Emily? no no..boh..."
La notte si tormentò con altri pensieri, altre domande.
Di buon ora al mattino si recò di nuovo in pasticceria.
Rimase una buona mezz'ora ad osservare il negozio, la vetrina, la gente che entrava e usciva con un sorriso.
"questa ha la dote di dispensare allegria" sorrise William, e si decise ad entrare!
Lei era splendida, capelli raccolti, quegli occhi che lo avevano stregato da subito...
"concentrati William, concentrati!"
C'erano due clienti prima di lui, lei lo vide e accennò imbarazzata un saluto
"carino quel giovanotto, è il suo fidanzato?" le chiese la vecchietta a cui stava servendo dei dolci
arrossì vistosamente e farfugliò un
"no no, è un pianista, cioè, no, si figuri...ecco i suoi dolci, felice giornata signora!"
Si trovarono faccia  a faccia al bancone. Rimasero zitti per un interminabile istante poi sovrapposero le parole dell'uno a quelle dell'altra...infine William con un cenno risucì a prendere la parola
"so che non ci conosciamo, non so come ti sia uscito quell'invito ma sono felicissimo, anzi felicissimo è un diminutivo...in ogni caso, se è ancora valido " Emily accennò un sì col capo " bene, conosco un ristorante ottimo..e, posso passare a prenderti alle 21 qui a casa e poi andare...cosa ne dici?"
"perfetto! ...ci vediamo presto allora...scusa ma ha fatto una coda incredibile di clienti dietro di te"
"vedo...beh, ti lascio questo come pro memoria"
...fiore

scritto da blur747
10:26 / p-link / william cosworth / commenti (11)

[giovedì, gennaio 04]

Un viaggio importante.

 

 

Non era passato molto tempo da quella sera, eppure la cosa sembrava essere successa tanto, tanto tempo fa. Inutile dire che pensarci faceva ancora male, molto male, ma adesso dentro di lui c'erano solo dei ricordi lontani, sfocati... aveva deciso di lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare a vivere in modo spensierato, fregandosene di tutto e di tutti.
Con le labbra piegate in un lieve sorriso, Henri scorreva per l'ennesima volta una copia ben rilegata di quello che di lì a poco sarebbe diventato ufficialmente il suo nuovo libro. Lanciò un rapido sguardo verso la finestra e vide Patrick avvicinarsi alla porta di casa sua. Henri guardò il suo orologio da taschino.
"Tre e mezza... puntualissimo!", disse, e andò verso l'ingresso, per accogliere l'amico.
"Allora Henri, pronto per il viaggio più importante di tutta la tua vita?"
Henri si limitò a lanciargli un'occhiataccia e si diresse verso la camera da letto, dove aveva lasciato la valigia.

 

Patrick aveva sempre il brutto vizio di esagerare, di montare gli eventi imminenti, finendo spesso e volentieri in un angolino a leccarsi le ferite, deluso. Henri, al contrario, era quello che riusciva a riportarlo coi piedi per terra. O quantomeno ci provava.
Presi i bagagli, i due uscirono di casa. Un taxi, parcheggiato al lato opposto della strada, li aspettava col motore spento. Vedendoli arrivare, il tassista scese dall'auto e li seguì con lo sguardo. Era un uomo sulla sessantina, capelli radi e grigiastri, corporatura mingherlina e carnagione pressochè lattea.
"Salve, Signor Gauchet...Signor Sanderson", proferì, facendo un cenno col capo in direzione di Patrick. "Dove vi porto?"
"London Paddington andrà benissimo, Lewis", rispose Henri, accendendosi una sigaretta.
"Esattamente", aggiunse Patrick "Vedrai Lewis, da domani il nostro Henri sarà lo scrittore più gettonato di tutto il continente".
Dopo questa improbabile affermazione, Henri dovette tossire a lungo, perchè soffocatosi col fumo della propria sigaretta. Ta sè e sè maledisse l'amico e il suo snervante ottimismo al limite dell'utopia.
Il tassista gli sorrise dallo specchietto retrovisore e partì alla volta della stazione, intonando una melodia confusa di Muddy Waters.

 


scritto da HenriGauchet
15:37 / p-link / / commenti (14)

[mercoledì, dicembre 27]

L'incontro

Emily prese lo zucchero a velo e cominciò a spargerlo sulla torta che aveva appena sfornato. Erano passati dieci giorni da quando Rosemary era scomparsa e non riusciva a pensare ad altro. La sera prima Henri era piombato nel negozio ubriaco e le aveva raccontato la fine della sua storia con Babi. Fu allora che Emily capì che c'erano altre persone che soffrivano come lei e che come lei avevano bisogno d'aiuto. Si accorse di essere stata scortese con tutti e ciò la rendeva ancora più triste.

A un tratto il campanello del negozio suonò e la ragazza si precipitò verso il bancone: era quel ragazzo che una settimana fa aveva comprato dei dolcetti, William.

«Buongiorno Emily. Vorrei quelle meringhe all'aroma di arancia, per favore»

«Certo» rispose la ragazza. Sapeva che era un pianista ma non lo conosceva bene. Molto probanilmente aveva trattato male anche lui. Ripose le meringhe in un sacchetto e gliele porse. Lui la guardò ed Emily si accorse di quanto belli fossero i suoi occhi..

«Ehm.. Ecco a te..» disse lei, quasi balbettando.

«Wow» rispose lui «Sono gratis?»

«No.. Cioè si. Oh no no.. sono 2 sterline» rispose imbarazzata.

Mentre il ragazzo cercava le monete Emily disse: «Devo farti le mie scuse per come ti ho trattato la scorsa settimana. Sto passando un brutto periodo e presa dai miei problemi ho trascurato le altre persone»

Poi con un pizzico di coraggio continuò: «Vorrei chiederti una cosa: ti va di uscire a cena una di queste sere? Vorrei rimediare al fatto di averti risposto male»

«Stai chiedendo di uscire a tutte le persone che hai trattato male in questi giorni?» rispose lui con una certa ironia

«No. Lo chiedo solo ai maschi più carini» disse lei sorridendo

William rimase attonito per qualche istante e poi disse: «Capisco! Controllerò la mia agenda e ti farò sapere»

Poi pagò e salutò Emily. Lei rimase un pò a fissare il vuoto. Non sapeva dove aveva trovato il coraggio di chiedere a un uomo che conosceva appena di uscire con lei. Sembrava che quegli occhi l'avessero stregata. Dopotutto però non le avrebbe fatto male distrarsi un pò...

scritto da EmilyJones
17:50 / p-link / emily jones / commenti (8)

[giovedì, dicembre 21]

Got stuff to do

Che giornataccia.
Harvey Bridge era seduto nel suo studio nella redazione del Globe,arrovellandosi per riuscire a sopportare la mole di incidenti accadutigli nel corso della mattinata.
Dapprima un guasto dell'automobile, che lo costrinse a continuare il tragitto a piedi, successivamente la notizia che il suo fidato Bruno non era riuscito nel compito di ottenere informazioni sul diffamatore che tanto stava facendo scalpore a Londra,Dok, ed infine , peggiore di tutte le altre scalogne, la protesta per la prima volta a cielo e a viso aperto, che aveva preso luogo di fronte la sede del suo giornale.
Cartelli come "Bridge Criminale" e "Spietato Accattone", facevano bella mostra di se lungo la prestigiosa Getty Road.
Tutto ciò , era ben più di quanto Harvey Bridge potesse sopportare.
E perdipiù,la satira graffiante di Dok non aveva interrotto il suo flusso.
Tuttaltro.Si era avvampata ancor di più, e prendeva sempre più i connotati di un'accusa violenta e sottile.

Era ora di contattare i suoi amici nel Soho.



"Certamente, mr. Bridge, certamente.
Due paroline, e quel Dok smetterà di scrivere.
Non conosciamo il direttore del Daily, ma se è un pagliaccio come dici tu, lo mangiamo a colazione."
A parlare era Dean Allan, boss della mala di Soho.
In un certo senso , sottoposto di Bridge, seppure non si considerasse del tutto tale.
Ultimamente il suo potere territoriale sulla criminalità di Londra era crollato, seppure non fosse affatto sparito.
Gran parte, se non tutta, della responsabilità era dovuta all'affermazione della mafia angloitaliana,nella persona di Vito Gambino.
Ma , al momento, le due gang, non si erano ostacolate, seppure sembrasse questa una cosa inevitabile prima o poi.
Londra è grande, e fa gola a molti.

scritto da fabry20
21:51 / p-link / harvey bridge / commenti (1)

Siamo nella Londra del 1951. il periodo è quello del secondo dopoguerra, con le sue luci ed ombre: il tentativo di ripresa economica, la nascente contrapposizione tra il blocco comunista e quello capitalista, l'entusiasmo per la fine della guerra, la spinta di rinnovamento delle arti, l'incertezza per il futuro e l'impegno per la ricostruzione. Un crogiolo di nuove situazioni, nuovi ceti sociali, nuove dinamiche e nuovi flussi migratori dai paesi più duramente colpiti a quelli che hanno mantenuto una patina dorata di benessere e progresso.




Da qui, se volete, potete acquistare il libro del London Project e provare l'ebrezza di tenere tra le mani il "vostro" libro. Ovviamente abbiamo aggiunto una dedica, i ringraziamenti di rito ed una prefazione.

Se invece volete scaricare gratuitamente l'ebook per poterlo leggere sul vostro PC allora cliccate qui(in fondo alla pagina inserite i 3 numeri ed inizierà il download) e fateci sapere cosa ne pensate! Sezione autori


Marlene Carstairs

Giovane inglese di venticinque anni. Scienziata, membro di una società segreta londinese con lo scopo di bloccare con ogni mezzo la divulgazione di scoperte scientifiche pericolose. Violinista di spicco, utilizza spesso le tournée come copertura per altre missioni. Di carattere scostante e irascibile. Costantemente accompagnata da un anziano mentore che si finge suo segretario.

(marlene on myspace)


Henri Gauchet

Parigino di nascita, trasferitosi a Londra da qualche anno, in seguito alla morte dei suoi genitori. Scrittore di professione, nel tempo libero ama dilettarsi dipingendo i propri stati d'animo, il suo modo di vedere il mondo. Strano ventottenne dal carattere scontroso e lunatico che a volte lo fa apparire presuntuoso e spavaldo. In realtà è umile, riflessivo e sognatore.

(henri on myspace)


Emily Jones


Emily Jones ha 25 anni, è nata e vive a Londra. Lavora come pasticciera nella pasticceria di sua proprietà, EMILY CAKE SHOP. E' specializzata nella preparazione di dolci e pasticcini inglesi, ma nel suo negozio si possono trovare torte e delizie di tutto il mondo! Il suo hobby è viaggiare. Emily è spesso indecisa, a volte poco altruista ed eccessivamente seria. Ma è anche una persona molto leale ed estroversa, spesso molto ottimista.

(emily on myspace)


Roman L. Mesovic

Roman L. Mesovic fu tenente dei corpi speciali dell’armata rossa. Nato a Kiev nel 1915 ha sposato la causa comunista sin da giovane, arrivando a macchiarsi di atroci delitti in nome dei suoi ideali. Ingaggiato per eliminare una talpa nel PCUS, scopre troppo tardi di essere stato usato per fini politici. Tradito dal suo paese e senza nulla più in cui credere decide di rifugiarsi a Londra con Wolf, il suo fedele fucile, alla ricerca di un nuovo scopo per cui vivere e per cui morire. Ma il passato che vuole dimenticare busserà presto alla sua porta.

(roman on myspace)


Vito Gambino

Vitantonio Gambino, per tutti Vito. Nato in Sicilia 48 anni or sono, trasferitosi a Londra da una quindicina d'anni, appartiene ad una delle più antiche e potenti famiglie siciliane. Nei quartieri della città londinese è inserito nel mondo della prostituzione, del contrabbando, della corruzione, oltre che nel business della protezione, dei favori e, soprattutto, del gioco d'azzardo. Prima ancora di una organizzazione criminale, Vito fa parte di una "organizzazione di potere", dove la principale garanzia di esistenza non sussiste tanto nei proventi delle attività illegali, quanto nelle alleanze e collaborazioni con funzionari dello stato, in particolare politici, nonché del supporto di certi strati della popolazione. E' una persona di poche parole, astuta e scaltra, dotata di un acuto senso dell'umorismo velato spesso da un sottile sarcasmo. E' un uomo d'onore, conosciuto e rispettato; in lui vi è poco spazio a sentimentalismi, è cinico e vendicativo. Inseparabile dal suo soprabito nero nel quale non manca mai nella tasca destra una bottiglietta di brandy.


Luana Crounch

Prostituta di quarant'anni. Ragazza passionale e inquieta, ha conosciuto il mondo della prostituzione andando a conoscere di persona le signore che lavoravano per un protettore, suo vecchio amico, brutalmente assassinato per motivi misteriosi. Quando il padre muore in guerra nel '42 e la sua famiglia si trova improvvisamente a dover affrontare i problemi della miseria, decide di diventare prostituta lavorando in piena autonomia. Cacciata di casa dalla madre, Luana è riuscita nel corso degli anni a costruire un grosso giro di clienti, diventando una delle prostitute più affermate della città e sentendosi pienamente realizzata.


Altri personaggi


Eliza Wolff

Dimostra diciannove anni, ma a nessuno è dato conoscere la sua vera età. un soprannome, Kay, che non è altro che una maschera. alta solo un metro e quarantasette, perennemente con lo sguardo perso nel vuoto, passeggia per Londra indifferente al mondo, pur essendo in esso inclusa. Nella sua stanza, compone. Passa il tempo a scartare musica, che ormai ricopre ogni angolo del suo monolocale. Porta al polso un bracciale in oro, decisamente pesante, che custodisce il segreto della sua vera identità. Ama le stelle, più di ogni altra cosa. Passa quasi tutte le notti a vagare per la città, fissando il cielo, alla ricerca di qualcosa. Malinconica, abitudinaria, solitaria. Lavora in una piccola libreria, poco famosa e molto polverosa. Passa le giornate a spolverare copertine e a fantasticare sulle storie in esse narrate.


Giorgio Maria De Lorenzo

24 anni Italiano Lascia la sua famiglia all'età di 21 anni. Non sopportava la loro ristrettezza mentale. Ma soprattutto non sopportava il padre. Lui e la vita che gli aveva steso sotto ai piedi. Gli studi di medicina avviati dopo il miglior liceo privato della città, le feste piene di personaggi anziani illustri e quel rigore mentale così in contrasto con la sua personalità. Lui è un idealista, cerca sempre di vedere il meglio nelle cose, è aperto a tutte le esperienze che possonoo migliorare questo mondo. E' uno nato nel 1927. E sopravvissuto quanto basta per farlo pesare agli altri, per molto e molto tempo. Aveva quindi deciso di abbandonare gli studi di medicina, andarsene d casa, con i suoi pro e i suoi contro, sfruttare uno dei pochi talenti che gli erano stati regalati: la scrittura. Cerca fortuna nel giornalismo. Ha finto di parlare l'inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco, il giapponese... scimiottando espressioni ascoltate da piccolo alla radio, ancora sensa senso per lui... Non pensava mica di farcela, sperava, ma... E così si è ritrovato apprendista inviato all'estero. Curioso per natura, molto attento ai particolari, incline all'innamoramento quanto allo sconforto, mette tutto l'entusiasmo possibile nelle cose in cui crede.


Kain

Kain è un è il nome di un barbone che non ha più cognome, non sa più quali siano le sue radici. Probabilmente ha perso tutto con la guerra, non sa chi è e per chi combatteva, non sa più per chi o cosa credere. Egli odia, egli ama, egli implora, egli cerca e questo è tutto il suo avere. Oltre ad una Bibbia che si ritrova in tasca, e da cui si è ribattezzato. Cercherà di risalire da tutta la spazzatura che ha visto e in cui vive, si chiederà se è possibile cominciare una vita dopo averne avuta un'altra, perchè stavolta un uomo non può farlo con degli occhi ingenui. Si può nascere con lo sguardo filtrato? Un uomo ricostruisce la sua vita mentre una città ricostruisce se stessa.


Sir Edgar Atheling

Nato nel 1899 in una famiglia benestante , rappresenta il tipico esempio di conservatore inglese. Alla fine della prima guerra mondiale, combattendo in Francia conobbe Marie Louise che divenne sua moglie. Nella seconda guerra mondiale divenne un famoso ammiraglio della Royal Navy. Pagò a caro prezzo la guerra, infatti in seguito ai bombardamenti su Londra morirono sua moglie e il suo figlio minore William. Edgar ora vive con sua figlia Lucy nella campagna londinese coltivando il suo orticello, mentre nel suo tempo libero scrive poesie e memorie sulla guerra e sulla solitudine. Sotto i suoi baffi bianchi appare come un uomo rude e scontroso, e nel suo sentirsi aristocraticamente superiore alla folla, si intravedono i tipici tratti di un uomo distrutto dalla guerra. Gli unici amori che gli rimangono sono la figlia, la poesia e la patria inglese. Tutti ovviamente posti in secondo piano rispetto alla ferrea fede in Dio. Nutre un odio profondo verso la scienza (che non comprende) e i filosofi (che comprende ancor meno) e fugge dalla politica per vivere in tranquillità nel lento trascorrere degli anni.


William Cosworth

24 anni, gallese. Il padre, possessore di una fonderia, è diventato ricco e un influente uomo d'affari durante la grande guerra; forse per sue pressioni il figlio viene riformato e non spedito in guerra. La madre, ex attrice, gli ha insegnato l'amore per le arti nonchè pianoforte e chitarra. Cresciuto all'ombra del padre e messa da parte una ingente somma di denaro, decide che il 1951 e'l'anno giusto per trasferirsi in una Londra in piena rinascita intellettuale, che fin da piccolo vedeva solo come "la grande città dove un giorno andrò" Una volta arrivatoci, si concede ai lavori piu'"umili "; magazziniere, guardiano notturno, cameriere... dimenticando l'enorme fortuna accumulata in precedenza. E'pianista in un'orchestra di un piccolo teatro londinese. Definito genio e sregolatezza, di buon cuore, duro quando la vita lo richiede.


Alberto Franceschetti

Nato in un paesino della provincia veneta nel 1918. Finisce le scuole elementari grazie al sacrificio dei genitori che hanno dovuto coltivare i campi da soli finchè lui studiava. Fino ai 15 anni rimane ad aiutare i genitori nel lavoro nei campi; il che gli procura un corpo discretamente allenato che decide di sfruttare meglio trasferendosi in città. Qui viene conquistato dall'ideologia fascista e nel '24 si iscrive al Partito. Durante la Seconda Guerra Mondiale presta servizio nei Carabinieri combattendo sul fronte albanese e russo. Alla fine della guerra Alberto si ritrova tradito dal suo paese, senza più nessuno da abbracciare e nulla con cui vivere. Seppellisce i suoi genitori ed emigra a Londra nel '48. Dopo alcuni mesi in cui si arrangia tra lavoretti saltuari e l'imparare la lingua arriva la sua occasione: il concorso per diventare agente di Polizia; lo passa e così da ormai 3 anni lavora come agente o "bobby" che dir si voglia nel sobborgo non certo facile di South Kengsinton. E' un ragazzo giovane che crede nei suoi ferrei principi morali e negli ideali di giustizia che lo portano ad amare il suo lavoro. Al momento vive nel dormitorio della caserma ma ha in progetto di prendere casa in quartiere. E' un romantico e un sognatore.


Alex Ratford

Alex è un bambino di nove anni che ha vissuto in una piccola cittadina nei pressi di Londra le atrocità della guerra sulla propria pelle. Ha ingiustamente perso entrambi i genitori durante i copiosi bombardamenti ivi avvenuti, ma non si è mai rassegnato all'idea che i suoi potessero tornare, da un momento all'altro, a ricomporre quella che, una volta, era una famiglia felice. Attualmente vive nella capitale inglese, ospitato da un ricco zio, che non ha mai mostrato interesse per le tristi vicende della guerra ne per i legami parentali, ma che è stato costretto dalle circostanze ad accogliere il nipote. Alex, un tempo vivace ed allegro, non riesce ad accettare la vita che conduce, le sue giornate sono noiose ed è sempre incalzato dai rimproveri del vecchio parente; per questo appare ai più come un ragazzino triste e smarrito. Sogna una vita migliore ma, al momento, non può fare molto per cambiarla...


Nicholas D. Wolfwood

Di origini scozzesi, non c'è dato sapere molto sulla sua infanzia, a parte che ha vissuto in Scozia, in Galles e in Irlanda nei suoi primi 13 anni di vita, per poi trasferirsi in modo definitivo nella capitale inglese. La sua instabilità mentale lo porta spesso a mentire e a crearsi una maschera. Dopo aver partecipato come aviere al secondo conflitto mondiale è attanagliato dagli incubi, che lo ossessionano e lo accompagnano ogni notte, portandolo ad uno stato di schizofrenia, che riesce solo a mascherare nel flebile tentativo di portare avanti un'esistenza maledetta. Odia la guerra con tutto se stesso, per ciò che gli ha tolto e per ciò che gli ha lasciato; un'anima corrotta, sdoppiata, vendicativa, insensibile, ma così tanto bisognosa di sentirsi ancora viva e importante. Cerca uno scopo.. e dovesse mettersi contro la sua stessa natura.. lo troverà!


Aldwin

Nato in un paesino sconosciuto ai più della Scozia meridionale, non ha vissuto fino a quando non ha deciso di morire. Brillante filosofo in vita, ha scoperto che l'uomo è antidoto alla felicità. Finta la propria morte con un funerale al quale ha partecipato sia come invitato che come ospite d'onore, vaga oggi per l'Inghilterra, alla ricerca di qualcosa che non vuole trovare.


Alex Dok

30 anni portati bene (si vede chiaramente dalla foto) Alex è nato a belfast da madre Irlandese e padre italiano. Alex Dok in realtà è un nome d'arte visto che il suo nome italiano secondo lui suonava poco inglese. Di lavoro non fa nulla, o meglio, è un comico disoccupato (pare a causa di una rissa scoppiata in un locale notturno durante un suo spettacolo). Si definisce "allegro con brio" e una sua classica battuta è: "il comodino in nave non viaggia molto comodo, al massimo viaggia comodino" il che la dice lunga sulla sua ironia e anche sul perchè sia disoccupato. Alex prende la vita con filosofia , un po' meno la madre (con la quale lui vive) che lo minaccia ogni giorno "o ti trovi un lavoro serio o ti caccio di casa", ma tanto lui sa che non lo farà mai davvero e quindi continua con il suo sogno di diventare un comico di successo. Sentimentalmente passa da una storia ad un'altra con intervalli di "single è meglio",ma sotto sotto spera di crearsi una famiglia tutta sua e di chiamare suo figlio Mark. Ama il cibo ed il calcio ed ha paura degli alieni e delle responsabilità, però di più degli alieni.


Harvey Bridge

Harvey Bridge,nasce a Londra,nel 1895, da una delle famiglie più in vista della società londinese. I Bridge sono i proprietari di zolfataie, cinematografi, giornali e gestiscono metà delle bische clandestine della capitale del Regno Unito. Harvey, tipico esempio di rampollo eclettico,è l'erede unico della potenza industriale dei Bridge. Il suo posto e il suo potere lo hanno ben presto deviato dagli iniziali scopi illuminati, portandolo ad affiancarsi a delinquenti della peggior specie. Pare che sia di casa tra le file della mala del Soho, e pochi osano mettersi contro di lui. Sposato,sebbene sia di pubblico dominio la sua relazione extraconiugale con l'attricetta Dana Howitt, ha due figli,seppure le tracce di uno dei due, il giovane William, si siano perdute da quando Harvey lo cacciò di casa all'età di 20 anni per la sua presunta frivolezza. Poco si sa di quest'uomo tenebroso, che copre le sue malefatte grazie al controllo dei media. Di certo però, la sua fame di potere non si fermerà adesso. E' sicuro che il buon vecchio Bridge starà tramando di avvicinarsi ai peggiori criminali che Londra conosca, così da ottenere finalmente il predominio totale sulla City.



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